L'acustica nei teatri antichi

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L'acustica nei teatri antichi

Messaggio  Giuseppe Scardamaglia il Lun Ott 15, 2012 10:49 am


Dagli studi condotti da una equipe britannica presso l'università di Sheffield, pubblicati dalla rivista NEW SCIENTIST, si è dimostrato che gli antichi, pur non conoscendo le leggi della fisica, riuscivano a progettare e costruire teatri in grado di dar pieno risalto alle voci umane negli spettacoli e rappresentazioni, senza ricorrere all'uso di amplificatori. Questa volta è la rivista NATURE che ci presenta un articolo sullo stesso argomento, riportando le conclusioni di due studiosi americani, che concordano in pieno con gli studi dei colleghi, aggiungendo qualche annotazione in più di carattere addirittura "neurologico".
L’acustica nei teatri antichi: il discorso si fa più ampio e articolato

A distanza di pochi giorni dall’articolo apparso sulla rivista New Scientist , che metteva in grande evidenza i risultati di una ricerca condotta da una equipe di studiosi della università di Sheffield U.K., ecco un’altra voce che si aggiunge al coro, quella della rivista NATURE, che conferma in pieno i risultati dei colleghi. In particolare qui sono stati presi in esame le caratteristiche particolari di un teatro greco antico, quello di Epidauro famoso per le sue eccezionali qualità acustiche.

Il teatro, scoperto al di sotto di uno strato di terreno nella penisola del Peloponneso nel 1881, sottoposto ad un attento lavoro di scavo, ha la classica forma semicircolare del teatro greco, con con 34 file di sedili in pietra, ai quali i Romani ne aggiunsero altre 21. Le sue qualità acustiche sono straordinarie se si tiene conto che ci troviamo di fronte a una scena a cielo aperto, e nonostante ciò le voci possono essere ascoltate chiaramente dalle file più lontane, distanti circa 60 metri. Sia architetti sia archeologi hanno cercato a lungo la spiegazione per cui il suono si diffonde così bene, confermando in pieno quanto riportato da New Scientist.

Nico Declercq e Cindy Dekeyser, docenti del Georgia Institute of Technology in Atlanta, sostengono che ” la chiave è la disposizione dei sedili nelle file dei gradini. Essi hanno calcolato che tale struttura è conformata esattamente in maniera da agire come un filtro acustico che sopprime i suoni di frequenza bassa, la componente principale del rumore di fondo, mentre lascia passare facilmente le frequenze alte degli esecutori”. “Non è del tutto chiaro se tale proprietà sia frutto del caso o di un progetto preciso” -confessa candidamente Declercq. Ma nell’uno o nell’altro caso, egli ritiene che Greci e Romani apprezzassero che l’acustica a Epidauro avesse qualcosa di speciale, e quindi la copiassero in altri luoghi.

Nel I secolo a. C., la massima autorità romana nel campo dell’architettura, Vitruvio, supponeva che i suoi predecessori conoscessero molto bene come progettare un teatro in modo da enfatizzare la voce umana. “Seguendo le regole della matematica e il metodo musicale, essi fecero in modo che le voci dalla scena si diffondesse più chiaramente e dolcemente verso le orecchie degli spettatori…strutturando i teatri in pieno accordo con la scienza dell’armonia, gli antichi riuscivano ad accrescere la potenza della voci“, scriveva Vitruvio.

Scrittori posteriori hanno supposto che l’eccellente acustica di Epidauro, costruito nel quarto secolo a. C., potrebbe essere dovuta alla direzione prevalente del vento (che soffia principalmente dalla scena verso il pubblico), o potrebbe essere un effetto generale del teatro greco dovuto al ritmo particolare del discorso o all’uso delle maschere che agivano come altoparlanti. Tale uso era largamente diffuso nel teatro romano. Ma nessuna di queste spiegazioni chiarisce perché una moderna rappresentazione teatrale a Epidauro, ancora oggi di tanto in tanto messa in scena, possa essere ascoltata molto distintamente in una giornata priva di vento.

Declerq e Dekeyser hanno supposto che la risposta potrebbe essere collegata al modo in cui il suono viene riflesso dalle superfici corrugate. Un esempio clamoroso del genere è quello fornito dalla superficie a gradini di una ziggurat Maya in Messico, dove il battito delle mani o i passi di una persona riproducono un suono simile al cinguettio degli uccelli o alla pioggia che cade. Entrambi gli studiosi hanno calcolato come le file dei sedili di pietra a Epidauro agiscono sulla riflessione del suono, giungendo alla scoperta che le frequenze più basse di 500 hertz vengono smorzate maggiormente rispetto alle frequenze più alte.

Nell’articolo seguono varie altre interessanti conclusioni derivate tutte dalla sperimentazione diretta in loco, nelle quali si inseriscono anche annotazioni di carattere neurologico e psicologico. I teatri antichi, dunque, sono diventati occasione di studio e approfondimento per i moderni studiosi.

In breve, dagli antichi noi abbiamo ancora molto da imparare. Questa è una realtà.


Taras 66

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Acustica dei teatri antichi

Messaggio  Giuseppe Scardamaglia il Lun Ott 15, 2012 10:53 am



http://www.aising.it/docs/atticonvegno/p833-842.pdf

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Messaggio  Giuseppe Scardamaglia il Lun Ott 15, 2012 10:56 am

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Re: L'acustica nei teatri antichi

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