La scienza, il suono, l'inglese e Lord Ringwood - parte III e IV

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La scienza, il suono, l'inglese e Lord Ringwood - parte III e IV

Messaggio  sir pazu il Ven Ott 26, 2012 9:20 pm

- III -

Provando e riprovando

«Ogni grande progresso scientifico è scaturito da un nuovo atto d'audacia dell'immaginazione»

John Dewey (1859-1952)

«La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente»

Albert Einstein (1879-1955)




Palermo, agosto 2008…


La città si è svuotata per le ferie estive ed un uomo si aggira da solo tra le mura di un negozio del centro. Da più di trent’anni vende apparecchi per riprodurre la Musica, ovvero, come si dice in gergo più colto, per ascoltare in “alta fedeltà”.

Il suo negozio è senza dubbio il più noto in città. Uno dei pochi che sia sopravvissuto alla crisi del settore di metà anni Novanta senza doversi convertire all’home theater, l’unico in cui si rimanga affascinati dalle nobili capacità affabulatorie del proprietario: e lui ne è consapevole.

Sa pure che la Palermo “audiofila” – altro termine di dubbio significato – è divisa da sempre in due distinte categorie, senza via di mezzo: quella costituita da chi ammira le sue idee in ordine alla riproduzione del suono e quella che invece le detesta ritenendole, per usare un eufemismo, “alquanto originali”.

Ha deciso di non chiudere l’esercizio per le ferie estive, se non le domeniche ed il giorno di ferragosto, perché deve portare a termine alcuni esperimenti che ormai da alcuni mesi lo assillano e gli tolgono il sonno.

Ogni tanto la porta si apre, entra qualche amico per un veloce saluto o acquistare qualche accessorio di poco conto da portare in vacanza; lui lo saluta, lo intrattiene per cortesia con due chiacchiere veloci, ma in realtà non vede l’ora che l’avventore se ne torni da dove è venuto, così che lui possa riprendere a dedicarsi alle sue elettroniche e ai suoi esperimenti.

Certo, ne è passato di tempo da quando, a metà degli anni ’80, il suo negozio era stato tra i primi a far conoscere alla città quei diffusori Made in Italy che presto avrebbero fatto impazzire gli americani; diffusori bellissimi esteticamente e a detta di molti anche dall’ottimo suono, ma che tuttavia lui riusciva a far suonare ancora meglio intervenendo direttamente sul filtro crossover.

Un tempo il negozio pullulava di gente e soprattutto di giovani che coltivavano la passione per la riproduzione della musica: sembra sia passato un secolo da allora, giacché le nuove generazioni oggi sono distratte più dall’informatica e dalla cosiddetta “musica liquida” che non dalle elettroniche con cui viene riprodotta la musica.

Ci sono giorni in cui il negozio rimane completamente deserto, ma ciò non è motivo di depressione per il nostro uomo, anzi…

Lo sarebbe stato probabilmente nei già ricordati anni d’oro, quando le esigenze familiari imponevano il raggiungimento di una “posizione” per garantire un futuro roseo a sé, a sua moglie e soprattutto ai suoi figli.

Ma adesso che i figli sono cresciuti e una certa stabilità economica è stata raggiunta, il nostro uomo può permettersi di sperare che nei giorni in cui si sente, per così dire, “ispirato”, non si presentino clienti a disturbare le sue nuove occupazioni in materia di riproduzione sonora.

In primavera, per caso, dopo più di trent’anni è tornato a prendere in considerazione le idee drammaticamente strambe di uno studioso inglese di nome Peter William Belt, sua vecchia conoscenza.

Questo studioso – che forse sarebbe più esatto definire “alchimista del suono” - sostiene che sia possibile modificare in meglio la percezione della musica riprodotta da un sistema audio spalmando, ad esempio, piccole quantità di dentifricio su alcuni punti strategici delle elettroniche, oppure semplicemente posizionando la fotografia di un proprio caro su un diffusore o dei cristalli di sale su un lettore di cd.

All’inizio il nostro uomo ha sorriso rileggendo quei consigli dati da un appassionato con idee sicuramente molto più originali delle sue. Poi, però, si è ricordato di una prova di ascolto effettuata un pomeriggio nel suo negozio, e la sua mente ha cominciato a galoppare senza più fermarsi.

Quel pomeriggio suonavano due diffusori di punta del già citato – tra le righe – marchio italiano. Qualcuno, distrattamente, aveva poggiato un semplice foglio di carta su uno dei diffusori, e in quella sessione di ascolto le sue navigate orecchie avevano percepito il suono in modo nettamente diverso rispetto a tante altre volte.

In quel momento non era riuscito a stabilirne la causa, ma qualcosa dentro di lui lo aveva convinto che si trattava di un’esperienza estremamente interessante, degna di essere cristallizzata in un angolo del cervello piuttosto che essere consegnata all’oblio.

Un giorno di primavera, la rilettura delle originali idee di Belt ha fatto riaffiorare con prepotenza dentro di lui quel ricordo. E da allora, nulla è stato più uguale a prima per il nostro uomo.

* * *

Non sappiamo se in gioventù il negoziante protagonista di questa storia si fosse mai imbattuto nel motto degli Accademici del Cimento, di medicea memoria: “Provando e riprovando”.

È certo, però, che dal momento in cui ha realizzato che gli originali consigli di Belt potevano avere un fondo di verità, le prove nel suo negozio non hanno avuto più fine e si sono protratte, come già detto, per tutta l’estate del 2008, trovando finalmente un punto d’arrivo in quella che chiameremo “la svolta del pennarello”.

Esiste un forum, oltre che un sito, in cui è possibile venire a conoscenza dei consigli pseudo-audiofili di Peter Belt. Ad una domanda precisa del nostro uomo, qualcuno del gruppo di Belt ha risposto che l’efficacia dei tweak – si chiamano così i “ritocchi” operati in ambito audiofilo e non solo – sarebbe risultata potenziata dall’utilizzo di uno speciale pennarello in vendita sul sito al costo di 50 sterline.

Un pennarello, a conti fatti, è un veicolo di un qualche agente chimico che contribuisce alla colorazione: niente di più, niente di meno. A quel punto, la strada lungo la quale indirizzare la sperimentazione era tracciata.

Nell’estate del 2008 il negozio è rimasto deserto per lo più tutti i giorni.

Le prove si sono susseguite a ritmo incessante, il nostro uomo ha preso in considerazione centinaia di pennarelli ed altrettante colorazioni di oggetti diversi.

L’alchimista inglese e i suoi consigli alquanto “originali” sono usciti lentamente di scena, ma qualcosa di importante è rimasto: il venditore protagonista della nostra storia ha trovato la combinazione - o colorante chimico che dir si voglia - ideale con cui trattare piccoli oggetti lignei al fine di renderli tali da modificare, se inseriti opportunamente in ambiente, non già il suono in sé, ma la sua percezione da parte di chi lo ascolta.

Eccolo, dunque, il nostro uomo intento a trattare con quel composto ora delle piccole piramidi di legno ora dei bottoncini di ebano ora delle piccole strisce di stoffa, e posizionare poi i legnetti e le strisce così trattate tra le elettroniche e i cavi di alimentazione.

Ed eccolo, un attimo dopo, avere la conferma che il suono riprodotto è percepito in modo effettivamente diverso: più arioso, più definito, più liquido, con gli strumenti non più irrealisticamente gonfi o proiettati in avanti, ma perfettamente localizzati e focalizzati nello spazio.

In una sola parola: un suono percepito in modo inspiegabilmente “più ordinato”…







- IV -


Il vaso di Pandora


«La cosa più importante che insegna la scienza è dire: “Non lo so”»

Luigi Luca Cavalli-Sforza


Questa storia somiglia ad un romanzo giallo, eppure è maledettamente semplice.

Per certi versi mi ricorda quello straordinario romanzo che è “Il Profumo” di Patrick Süskind, con l’eccezione che qui nessuno commette omicidi scellerati per giungere all’obiettivo prefissato e che il protagonista di questa storia non finirà sbranato da alcun popolo audiofilo – …almeno si spera.

Un fatto di sangue, tuttavia, è stato commesso anche qui. Non l’uccisione di una persona fisica, ma un atto simile a quello perpetrato, in ambito scientifico, da Gödel e Heisenberg all’inizio del secolo scorso: vittima designata, ancora una volta, la “certezza”, nella fattispecie quella delle “misure” relative alla riproduzione sonora.

L’aver messo a punto questo insolito composto, capace di modificare la percezione della musica riprodotta, è stato per il nostro negoziante come l’aver dischiuso un Vaso di Pandora nell’ambito della psicoacustica, un vaso di cui nessuno avrebbe mai sospettato l’esistenza.

Nessun male, tuttavia, ne è venuto fuori per involarsi tra gli uomini e contaminare le loro nobili orecchie, anzi, gli esperimenti con i legnetti chimicamente trattati hanno piacevolmente richiamato non solo la curiosità e l’attenzione di moltissimi appassionati, ma anche quelle dei tecnici accreditati. E se i comuni mortali non hanno trovato spiegazione ai miglioramenti - percepiti quasi all’unanimità - del suono riprodotto dopo l’interposizione dei tweak lignei, i tecnici hanno proposto, invece, una loro spiegazione scientifica.

Secondo i tecnici, in pratica, l’interposizione dei tweak porterebbe ad un miglioramento solo “apparente” e non reale della percezione della musica riprodotta, miglioramento riconducibile ad una sorta di “principio di selezione” fisiologico dell’orecchio umano.

L’orecchio umano, in sostanza, se sottoposto a successive prove di ascolto di uno stesso brano, avrebbe la capacità di effettuare una sorta di “pulizia”, se non addirittura di cancellazione di alcune frequenze riconosciute fastidiose all’interno del messaggio sonoro.

Dopo qualche ascolto di un determinato brano, pertanto, ogni individuo percepirebbe un miglioramento della musica riprodotta a prescindere dalla presenza o meno in ambiente dei legnetti trattati.

Solo un condizionamento mentale, dunque? Nessun miglioramento reale della percezione sonora? E come spiegare, allora, l’immediata involuzione di tale percezione sonora conseguente alla rimozione dei legnetti?

* * *
Se un effetto positivo gli studi scientifici hanno avuto sulla mia formazione, si tratta senz’altro della capacità che mi hanno donato di accostarmi con fiduciosa curiosità verso l’alterità e l’incertezza - sembra strano, ma tant’è. Era naturale, dunque, che una volta venuto a conoscenza degli esperimenti del nostro uomo, decidessi di effettuare anch’io alcune prove nel mio impianto.

Le prove si sono protratte per un paio di settimane, in diverse condizioni di ascolto e utilizzando diverse combinazioni di tweak chiesti in prestito, e i risultati sono stati a mio giudizio significativi.

L’ambiente da me destinato all’ascolto della musica è trattato con un paio di arazzi alle pareti ed un ampio tappeto dinanzi alla linea dei diffusori; non sono presenti, inoltre, mobili particolarmente ingombranti. Le dimensioni sono di circa 16 mq ricavati all’interno di un ambiente di circa 24 mq. Nel complesso, credo possa esser considerato un ambiente più che accettabile per riprodurvi della musica.

L’impianto è costituito da quattro elettroniche – lettore cd, convertitore, tuner ed amplificatore integrato – e due diffusori da pavimento (non citerò qui le marche poiché non lo ritengo significativo). Si tratta, a mio avviso, di un impianto di buon livello che suona con una timbrica sostanzialmente neutra e riproduce una scena molto ampia ed altrettanto alta.

Quasi tutte le prove sono state effettuate ascoltando due brani molto diversi tra loro, aventi però in comune l’ottima qualità della registrazione: “Otto e mezzo”, tratto dal cd “Voci di Luna” (Velut Luna) e “Stimela”, appartenente alla raccolta audiophile del cd “Burmester Reference 3”.

Conosco perfettamente il suono del primo cd – flauto e pianoforte - avendolo elevato da tempo a riferimento per il settaggio del mio impianto. Il realismo del flauto e la profondità del pianoforte di questo cd, ed in particolare del brano citato, mi hanno sempre dato utili indicazioni su cosa e come modificare per ottimizzare le prestazioni delle elettroniche.

D’altra parte, “Stimela” è un capolavoro di jazz fusion in grado di mettere a dura prova le capacità dinamiche dell’amplificatore e anche quelle di ascolto delle orecchie di un qualunque appassionato.

Posiziono due piccole piramidi di legno chimicamente trattate sul bordo superiore dei diffusori e faccio partire la riproduzione di “Otto e mezzo”. Risultato: ho la sensazione che la percezione del suono subisca un lieve peggioramento. Controllando meglio, però, mi accorgo di aver posizionato le piramidi in modo errato rispetto alle indicazioni (uno dei lati di base, contrassegnato in blu, va orientato infatti verso la parte esterna dei diffusori) e pertanto procedo subito a correggere il posizionamento dei tweak medesimi.

Allora sì, la sensazione che avverto è quella di un suono che si diffonde nella stanza in modo più morbido, col flauto che mantiene la stessa altezza e lo stesso realismo di sempre, ma che ora non appare più proiettato in avanti rispetto al pianoforte, bensì risulta perfettamente integrato con esso.

Sia ben chiaro, non si tratta di un cambiamento drastico, ma di una piccola, importante sfumatura che certamente non passa inosservata al mio ascolto.

Passo alla riproduzione di “Stimela”, e poiché la curiosità si è ormai fatta strada, porto direttamente la lettura del brano all’assolo della tromba. Anche qui la sensazione è la stessa: c’è qualcosa di nuovo nella riproduzione sonora, adesso è come se lo strumento avesse acquistato le giuste dimensioni ed il suono risultasse meglio integrato con quello delle voci e dei rimanenti strumenti.

Non appena provo a descrivere con un paragone ciò che sento, la prima cosa che mi viene in mente è che, con il posizionamento dei legnetti, tanto il flauto di prima quanto la tromba che sto ancora ascoltando si siano arricchiti, se possibile, di una loro nuova coerenza interna ed abbiano smesso di “strillare”.

Per quanto lieve, direi che il miglioramento è stato percepito nettamente dalle mie orecchie ed ha avuto ricadute positive soprattutto a volumi di ascolto piuttosto sostenuti. Non credo di aver notato, inoltre, un significativo “tempo di ritardo” dall’istante in cui ho sistemato i tweak a quando è mutata la percezione del suono: come dire che i legnetti agiscono “da subito”.

Le successive prove hanno visto il posizionamento di una piramide alla volta su ciascuna delle elettroniche. Risultato: l’effetto prima descritto è diventato più evidente ed ha raggiunto il suo apice quando è stata sistemata una piramide sullo chassis dell’amplificatore.

In un secondo momento, le piccole piramidi poste sui diffusori sono state sostituite da due altri legnetti, questi di forma tondeggiante, simili a due piccole pastiglie. Ebbene, sono praticamente certo che la loro azione abbia prodotto un ulteriore miglioramento rispetto a quanto da me udito con il posizionamento dei legnetti di forma piramidale – forse perché il loro profilo curvo meglio si adattava alla curvatura posteriore dei miei diffusori?

* * *
Le ultime prove hanno coinvolto dei nastrini chimicamente trattati.

Ho provato a legarne alcuni ai cavi dell’alimentazione, ma in questo caso non mi pronuncio sugli eventuali effetti prodotti: le sfumature sono state talmente lievi, infatti, che non posso escludere condizionamenti di natura psichica. Aggiungo però che, nel dubbio, ho preferito lasciarli piuttosto che rimuoverli.

L’interposizione dei legnetti, a mio giudizio, non ha avuto influenza sulla timbrica sonora: quella è rimasta identica a se stessa e quindi sostanzialmente corretta. Il cambiamento ha riguardato piuttosto la “mutua integrazione” degli strumenti riprodotti, le cui sonorità sono state percepite in un quadro d’insieme più equilibrato e naturale.

Questo fatto è già di per sé sorprendente.

Stiamo parlando, infatti, di un miglioramento che nulla ha a che vedere con quelli solitamente indotti dalla sostituzione di un’elettronica, di un cavo oppure di una coppia di valvole.

Se in quel caso, infatti, il cambiamento/miglioramento è più o meno riconducibile alla variazione di alcuni parametri elettrici di componenti attivi e/o passivi, e si traduce quasi esclusivamente in una maggiore o minore estensione di tutta la gamma di frequenze, qui invece ci troviamo dinanzi ad un “miglioramento delle condizioni generali di ascolto”, come se l’aria attorno all’ascoltatore, l’ambiente e tutto ciò che ci sta dentro venissero “ripuliti” da ostacoli virtuali di natura, ahimè, assolutamente indecifrabile.

Se fosse realmente così, rimarrebbe aperta almeno un’altra questione.

Posto infatti che, come sembra, il miglioramento della percezione sonora apportato dai tweak testati sia effettivamente ricollegabile ad un’interazione con l’ambiente oltre che con le elettroniche deputate alla riproduzione della musica, allora una misura di tale miglioramento lo si dovrebbe cogliere anche durante un’esecuzione dal vivo, magari in presenza di una piccola orchestra che suoni qualche pezzo di musica da camera.

Questa congettura potrebbe essere oggetto di una futura verifica e non è escluso che, proprio dal suo esito si possano ottenere importanti indicazioni per svelare il principio di funzionamento dei legnetti in esame.

Complessivamente, ritengo che, nel mio impianto, l’azione dei tweak abbia influenzato soprattutto la percezione del suono degli strumenti a fiato.

Inutile precisare che, la rimozione di tutti i tweak utilizzati ha fatto riemergere immediatamente quel senso di “sottile disordine” nella riproduzione di alcuni strumenti di cui non mi ero mai accorto prima.

Non aggiungo altro. Non c’è altro da aggiungere.

Diceva Proclo – noto cronista dell’antichità – che "ovunque c’è il numero, c’è bellezza”.

Verissimo, a mio avviso. Ma non saranno i “numeri”, in questo caso, e cioè le “misure tradizionali” a mettere in pace l’animo di chi volesse spiegare senza preconcetti qual è l’effetto dei legnetti sulla percezione del suono.

La timbrica del suono di uno strumento è notoriamente legata alla forma d’onda del suono stesso. Se non cambia la timbrica, non cambia la forma d’onda e c’è ben poco da misurare. Lo stesso dicasi per i rimanenti caratteri distintivi, ovvero l’intensità e l’altezza, che sono legate rispettivamente all’ampiezza dell’onda e alla sua frequenza.

L’unica ipotesi che mi sento di avanzare io, dopo diverse prove, è che l’azione dei tweak annulli un qualche conflitto di natura oscura che fino a ieri, ascoltando la musica, non avevamo mai avvertito, ma che la presenza in ambiente dei legnetti chimicamente trattati ha adesso drammaticamente rivelato.

Tuttavia, se qualcuno mi chiedesse qual è, a mio giudizio, l’esatta funzione svolta da tali legnetti, ovvero sulla base di quali leggi della fisica essi agiscano, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche non avrei alcun timore a rispondere: «Non lo so.»

to be continued...




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